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Frazioni e Nuclei Abitativi
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C 0 C C O R A N O (m. 440 slm.)
L’origine
del nome non si conosce. Coccorano non ha un
agglomerato di case, è non è stato mai totalmente
dipendente o collegato ad Assisi.
Il castello risalirebbe agli inizi del
feudalesimo in Italia, al tempo delle calate degli
imperatori germanici. Fa fede dell’antichità del
castello il testo di una iscrizione posta a fianco
dell’altare maggiore dell’attuale Chiesa di
Coccorano.
La
fondazione del castello risale da un tale Ranaldo,
capostipite di una antichissima FamigliaEugubina che
partecipò alle crociate sotto le insegne di Goffredo
di Buglione. Nell’anno 1257, Ugolino un discendente
di Ranaldo, venuto in discordia con i reggitori del
governo di Gubbio, andò esule a Perugia dove poi i
Conti di Coccorano assunsero il cognome di Bigazzini.
Jacopo Bigazzini,fervente ammiratore di San
Francesco, accolse spesso in Coccorano il Santo a
cui donò Caprignone posto sull’alture che sovrastano
il Chiascio. Alcuni storici francesi hanno avanzato
l’ipotesi che Favarone Di Offreduccio di Bernardino,
padre di Santa Chiara di Assisi, abbia abitato a
Coccorano in occasione della congiura dei Raspanti,
trovarono protezione e rifugio presso il Castello di
Coccorano molti perugini scampati alla carneficina
scatenata in Perugia nell’anno 1393 dalla fazione
popolare. La torre di Coccorano molto ambita per la
sua favorevole posizione di controllo della valle,
venne molto contesa. Sorse una disputa tra Perugia
ed Urbino, la firma di pace nella discordia avvenne
nel Castello di Biscina. Divisa l’immensa proprietà
terriera di un tempo, scomparsa la nobile stirpe dei
Conti di Coccorano, ora resta se non il ricordo
delle loro gloriose gesta.
Il castello primitivo e del sec. .XI, i suoi resti
fanno supporre che in epoca non precisata, è stata
ampliata, aggiornato nei modi di difesa e questo
alla fine del sec. XIV o inizio del XV, sia per la
torre che per le mura di cinta. Attualmente
sull’alta ripa, che è visibile sulla destra del
Chiascio, troviamo Belmonte, solida casa, le cui
fondamenta costruite in pietra locale, testimoniano
la presenza dell’antico castello.
La Chiesetta attuale, il cui titolare è S.Antimo, ha
l’abside ad oriente, su cui è eretto il campaniletto
a croce , non è distante dalle vestigia del
castello.
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COLLE
MINCIO
(m. 609 slm.)
Pare che sia sorto dal
disfacimento della contea di Nocera, avvenuto a fina
sec. X, con la discesa in Italia dell’ imperatore
Ottone III. Il nome di Mincio parrebbe romano. La
prima volta che si trova in un documento del 1149.
Nel 1258 è richiamato da Alessandro IV a
sottostare al ducato di Spoleto, e non disobbedire
come Perugia, Gualdo Tadino e Casacastalda.
Nel 1279 uomini di Casacastalda
sono obbligati a risiedere nel nuovo castello,
Castel Perugino, ma non quelli di Collemincio, che,
invece, lo saranno con la rubrica 135 degli Statuti
Perugini del 1342..Perugia entra in possesso di
questo feudo verso la fine del sec. XIII, il feudo
viene concesso dai Frati Minori di Gualdo Tadino da
un certo Tesco Ridolfi . Nel 1320 il castello è
distrutto dagli Assisani e Perugia ordina ai
castellani di riattarlo nella forma migliore
possibile, anche con l’aiuto di uomini di altri
castelli. Per gli Statuti di Perugia del 1342 e del
sec. XVI, Collemincio è nella giurisdizione del
castello di Casacastalda. Nel primo quarto di sec.
XIV, in Collemincio, posseggono terreni i Conti di
Schifanoia; passa il feudo in eredità ai Della Penna
di Perugina, poi a Degli Oddi eredi Raniero di
Bernardino.
Venendo ai tempi più recenti,
sono i Signorelli di Perugia, che avranno in feudo,
dalla S.Sede, Collemincio. Fin quando gli eventi
bellici e politici precipitano, gli Austriaci hanno
la meglio contro i Francesi, sicchè nel 1799 caduta
la Repubblica Romana, a Perugia si crea un’imperiale
reggenza, e al Comune di Casacastalda viene
assoggettata anche la località di Collemincio.
Il Castello dipende da
Valfabbrica dal 1929 con Giomici e Coccorano e
Poggio Morico .La Chiesa è intitolata a S.Pietro,
l’origine come il castello parrebbe del sec.XII. |
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Giomici,
un piccolo borgo tra Valfabbrica e Casa Castalda,
formava un tempo assieme a Biscina, Caresto,
Coccorano ed altri, il sistema difensivo di Gubbio
al confine con Perugia; prima ancora fu sito
strategico del Corridoio Bizantino, lungo la linea
di difesa dall’invasione gotica e longobarda. Per
questo Giomici ha avuto un ruolo di primaria
importanza nella storia del XIII e XIV secolo, ed è
stato teatro di scontri e continue conquiste e
riconquiste da parte delle città-stato vicine.
Il Castello di
Giomici è nominato varie volte anche in documenti
medioevali: è stato nominato per la prima volta nel
1160 da Federico I, detto Barbarossa, quando furono
stabiliti i confini tra le città-stato di Assisi e
Gubbio; questo poiché nella guerra tra il 1140 ed il
1160 tra Assisi e Gubbio, Giomici era stato
conquistato e saccheggiato da Assisi. Con il citato
documento, Barbarossa, annetteva Giomici nuovamente
a Gubbio.
Nella metà del
XIII secolo, Giomici era annesso all’abbazia di S.
Donato di Pulpiano, nel territorio di Gubbio, a
seguito di una donazione di Federico I, il quale con
un documento del 1163 riceveva la suddetta abbazia
sotto la sua protezione.
Ottone IV il 14 novembre de 1211 donava alcuni
castelli, tra i quali Giomici allo stato di Gubbio.
Nel giugno del 1240, a fianco del vescovo di Gubbio,
l’abate del convento di S. Donato, cede a Monaldo di
Suppolino Castrum Glomisci eius curiam totam, com
hominibus servitii et utilitatibus.
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Nel
giugno del 1240, a fianco del vescovo di
Gubbio, l’abate del convento di S. Donato,
cede a Monaldo di Suppolino Castrum
Glomisci eius curiam totam, com hominibus
servitii et utilitatibus. |
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Dopo la
guerra con Perugia, nell’aprile del 1258,
Gubbio acquistò da Monaldo di Suppolino un
palazzo ed una torre all’interno del borgo
di Giomici. Nonostante questa vendita i
discendenti di Monaldo da Suppolino
mantennero alcuni possedimenti all’interno
del borgo, ed in diversi documenti del tempo
sono nominati come ‘Conti di Casa Castalda e
Giomisci’.
Durante le guerre tra Perugia e Gubbio,
Giomici ‘passò di mano’ varie volte, ma alla
fine rimase, per molti secoli annesso a
Gubbio.
Ser
Guerriero di Gubbio racconta, nella sua
cronaca, il seguente fatto che nel 1378
successe a Giomici: "… in quell’anno Senso
de’Gabrielli prese il possesso di Giomici.
Petruccio de Villamaiana si era rifugiato
nella torre più alta e non voleva
capitolare, allora fu abbattuta la torre e
con lei Petruccio, che cadde sul tetto della
casa a fianco…" |
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Nel
1650 circa, il Castello di Giomici ed i
terreni annessi, di circa 600 ha, divennero
di proprietà della famiglia Vagni, originari
di Lunigiana (a nord di La Spezia), le cui
origini risalgono fino al 986, quando un
certo Obizzo Vagni era proprietario di un
castello con il quale aiutò Arduino d’Ivrea
a combattere Arrigo.
Tra i Vagni troviamo illustri personaggi nel
campo letterario e scientifico, come anche
nell’esercito e nella chiesa.
La straordinaria collocazione del Castello
di Giomici, situato lungo il Sentiero della
Pace tra Assisi e Gubbio percorso da
Francesco d'Assisi, nonché il suo essere
stato un sito strategico del "Corridoio
Bizantino" attraverso il quale la cultura
romano-cristiana si è diffusa da Roma
all'Europa continentale e a quella dell'Est,
ne fanno un luogo ricco di riferimenti e di
significati di grande rilevanza
storico-culturale. |
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Il
Castello di Giomici è sede dal 1991
dell'Associazione per la Promozione e la
Gestione del Sentiero della Pace,
associazione alla quale hanno aderito i
comuni di Assisi, Valfabbrica e Gubbio, e
che si prefigge di realizzare un percorso
sulle orme dello spirito francescano tra
Assisi e Gubbio, che sia luogo di incontro
per esaltare gli ideali di pace nei rapporti
tra gli uomini e l'uomo e la natura.
Il
Castello di Giomici è anche sede
dell'istituzione dei "Cavalieri della Pace",
che qui è stata fondata da parte del Centro
Internazionale per la Pace tra i Popoli di
Assisi.
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Dal 2005
il castello di Gnomici, nel mese di
settembre, è punto di riferimento di
un'iniziativa che coinvolge tutto il
territorio, ed in particolare le città di
Assisi, Gualdo Tadino, Gubbio, Perugia e
Valfabbrica, in un incontro con tutte le
città europee gemellate, alla riscoperta
delle radici comuni, con manifestazioni
culturali, momenti di riflessione e di
svago.
La torre principale del castello di Giomici,
con i suoi messaggi impressi all'inizio di
ognuna delle numerose rampe che consentono
di percorrerla in tutta la sua altezza,
sintetizza il rapporto tra il luogo e la
maestosità del Creato.
Nel
castello di Giomici e dintorni si trovano
varie strutture ricettive.
Nell'antico borgo del 1100 i proprietari
hanno ristrutturato ambienti da destinare
all'ospitalità di turisti, che sappiano
apprezzare l'indimenticabile fascino di un
soggiorno in tale contesto storico e
naturale. |
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E quando
la quiete più assoluta è lo scopo di
vacanze, gli antichi casolari sparsi nella
grande tenuta sono il luogo ideale per un
soggiorno ristoratore. Tra i grandi filari
delle vigne, o nella vastità dei prati dove
liberi pascolano cavalli avelignesi e
mandrie di bovini di razza chianina, il
tempo assume dimensioni del tutto inusuali;
si possono percorrere innumerevoli sentieri
per fresche vallate o boschi ombrosi dove il
tartufo è sovrano, o riposare all'ombra di
una quercia secolare.
L'Umbria
mistica ed artistica, con le sue città
d'arte è a pochi minuti d'auto. La cucina di
queste parti è tra le più gustose e genuine
e può fare affidamento su un olio e su un
vino che sono il vanto delle terre de Il
Castello di Giomici e possono essere
acquistati nel piccolo spaccio del borgo
medioevale unitamente a miele e specialità
tipiche della zona. |
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LA CHIESA DI GIOMICI
Le prime
notizie storiche sul Castello di Giomici
risalgono al 1100. La storia della chiesa è
strettamente legata alla storia della città
di Gubbio da cui dipendeva il castello. In
tempi remoti la chiesa parrocchiale di
Giomici, sotto il titolo di San Marcello
Papa, era esterna al Castello e situata
nella località oggi denominata San Marcello.
Da detta chiesa ne dipendeva un’altra
denominata San Biagio. Queste due piccole
chiese, a seguito di una donazione (1163)
dell’Imperatore Federico Barbarossa,
appartennero per lungo periodo ai monaci
dell’Abbazia di San Donato in Pulpiano di
Gubbio. Questa Abbazia, distrutta, era stata
fondata verso l’VIII secolo da monaci
Irlandesi.
Purtroppo
le due chiese di San Marcello Papa e di San
Biagio andarono in rovina e grazie alla
munificenza dei Conti di Coccorano e di
Giomici fu possibile edificare una nuova
chiesa entro le mura del Castello, su un
fondo degli stessi Conti e sul quale fu
costruita anche una residenza per il curato.
Come è
noto i Conti di Coccorano, nobili della
città di Gubbio, possedevano 1/6 del
territorio di Giomici. Successivamente il
titolo di proprietà della chiesa passò alla
Canonica di San Secondo di Gubbio.
La chiesa
originale si sviluppava contigua alla
cerchia delle antiche mura; l’accesso era
però laterale, così come è oggi possibile
evidenziare, all’interno del Castello. In
tempi relativamente recenti l’aula della
chiesa raggiunse l’attuale forma
rettangolare e fu creata una facciata
esterna in linea con il muro castellano,
coronata da un piccolo campanile “a vela”
con due campane; sulla nuova facciata fu
aperta una nuova porta di accesso disposta
verso valle.
Al Curato
della chiesa era stato assegnato un podere
denominato “Frullo” posto nelle vicinanze
del castello; in tempi recenti questo podere
è stato permutato con un altro podere posto
in località San Marcello. Inoltre, a ragione
dell’esistenza nella chiesa di un fonte
battesimale, le famiglie della parrocchia
versavano al Curato una elargizione annua a
titolo di “quartesimo”. All’epoca avere
nella propria chiesa un fonte battesimale
costituiva un privilegio che bisognava
pagare! Nel 1937 la facciata fu
ristrutturata e fu costruito un nuovo
campanile ove furono collocate 4 grandi
campane; le vecchie furono trasferite nella
chiesa della Barcaccia.
La chiesa
è dedicata a San Michele Arcangelo; questo
fatto è probabilmente legato alla tradizione
longobarda di intitolare le chiese,
collocate ai confini della Diocesi, all’Arcagelo
guerriero protettore della fede cristiana;
infatti Giomici si trova all’esterno confine
del territorio eugubino e a fronte delle
città di Assisi e Perugia, storicamente
rivali di Gubbio.
La chiesa
conserva su due pareti interessanti
frammenti di affreschi; almeno tre di questi
affreschi (un’ annunciazione, un S.Michele
Arcangelo ed un S.Sebastiano) sono
attribuiti al noto pittore Matteo da Gualdo
(1480ca.). Gli altri affreschi, oltre alla
rappresentazione di un S.Atanasio in
cattedra quale Santo protettore di Gnomici,
sono esempi di pitture votive di artisti
viandanti della scuola umbra. Non è ben
chiaro il motivo per il quale gli affreschi
furono scalpellati, in parte asportati e
ricoperti con tinta a calce; probabilmente
questo deprecabile intervento fu dovuto a
false motivazioni igieniche in quanto, in
epoche passate, si attribuiva alle pitture
murarie la capacità di trattenere nelle
crepe i germi delle più svariate malattie.
Recentemente questi affreschi sono stati,
per quanto possibile, restaurati.
Per oltre
cento anni la chiesa è stata luogo di
sepolture dei defunti della famiglia Vagni;
questa consuetudine fu abolita nei primi
dell’800 quando con la promulgazione dei
codici napoleonici, venne fatto divieto di
seppellire i defunti all’interno dei luoghi
di culto; una piccola targa sulla parete
sinistra in basso della chiesa ricorda
questo fatto. Nella parete di destra, nella
zona ove è collocata l’antica porta di
accesso ad arco ogivale tutt’ora evidente, è
collocata su un piccolo altare una “Madonna”
copia di una nota opera del pittore eugubino
Ottaviano Nelli. Nella parete di sinistra,
recentemente, è stata collocata un’ ara
sacrificale romana rinvenuta nella zona di
Giomici.
Ai lati
dell’altare, in due nicchie, nel 1873 furono
collocate due statue di gesso dedicate a San
Giuseppe ed a Maria Immacolata; sotto le
nicchie, su due eleganti cartigli, sono
ricordati i nomi di coloro che dedicarono le
edicole e precisamente: Enrico Vagni e
Demetria Vagni Maiolica. Il soffitto è
costituito da formelle lignee dipinte,
appoggiate su un telaio. Nella parete ove è
collocata la porta d’ingresso, circa ottanta
anni fa è stato realizzato un coro ligneo a
balcone. Per collocare adeguatamente questo
coro fu necessario asportare la parte
superiore di un affresco collocato sul lato
sinistro della parete d’ingresso,
raffigurante S.Michele Arcangelo; la parte
recuperata e restaurata di questo affresco è
ora visibile a destra dell’altare. Un antico
fonte battesimale in legno è collocato alla
destra dell’attuale ingresso. Sulla parete
laterale della chiesa sono collocate
quattordici tavole in ceramica di Gualdo
Tadino, di buona fattura, rappresentanti le
quattordici stazioni della Via Crucis, in
sostituzione di antiche tele andate perdute.
La parte
più interessante, sotto il profilo
artistico, è però costituita da una cornice
maiolicata in ceramica policroma collocata
sopra l’altare, attribuita al famoso
ceramista Antonio Biagioli, di Gualdo Tadino
detto “il Monina”. Il solenne manufatto di
stile barocco, unico nella sua dimensione
(misura massima cm. 280x450),
presumibilmente fu realizzato a cura della
Confraternita del SS.Sacramento,
riconosciuta dal Vescovo di Gubbio ed
installatasi nella chiesa di Giomici nel
1601. Tutto ciò è spiegabile con il fatto
che le antiche società laicali desideravano
abbellire i propri luoghi di culto con
importanti opere d’arte; pertanto la
committenza di questa opera può essere
benissimo attribuita alla predetta
Confraternita.
L’idea di
questa opera è molto colta, poco sacra e
quasi pagana. La composizione è un autentico
simbolo della fertilità della terra e della
fecondità della vita. La libertà
interpretativa è totale; si osserva la
donna, sovrastata dalla croce al culmine
superiore; l’immagine è simile ad una dea
pagana. Molto interessante, sotto il profilo
botanico, la presenza della frutta e degli
ortaggi dell’epoca:
limoni,pere,zucchine,cetrioli,uva,foglie
ecc. Ottimo lo stato di conservazione se si
esclude la perdita di un grappolo di frutta,
in basso a destra, sostituito da una recente
copia. Per concludere, l’opera è un’
eccezionale testimonianza di quanto di
importante veniva realizzato nel Seicento
dalle fabbriche di ceramica di Gualdo Tadino.
La cornice maiolicata accoglie al suo
interno una modesta tela del seicento, copia
del S.Michele Arcangelo del Guido Reni, il
cui originale è conservato nei Musei
Vaticani a Roma.
La
nostra chiesa fino al 1897 è appartenuta
alla Canonica di S.Secondo di Gubbio, quando
il patronato fu devoluto al Vescovo di
Gubbio. Circa 30 anni fa l’antico altare è
stato sostituito con un altare ad ara di
semplice fattura, secondo i canoni della
riforma liturgica che prevede la posizione
del Sacerdote rivolto verso l’assemblea dei
partecipanti ai riti religiosi. La chiesa è
regolarmente officiata dal Sacerdote Don
Bruno Baldoni di Valfabbrica nei giorni
festivi e nelle altre ricorrenze. |
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MONTEVERDE (m.
560 slm.)
Si trova,
nel sec. XII, in territorio civile ed ecclesiastico
di Assisi ricordato da Innocenzo III, nel 1198 al
vescovo Guido, col nome di Monte Aldone con cura di
anime. Facilmente, il nome Aldone deriva dalla
lingua longobarda con significato di <Monte degli
Aldi>, cioè i servi, gli schiavi, forse quelli fatti
dai longobardi per sopraffazione o essi stessi
sopraffatti dai Franchi; forse luogo di prigione, di
isolamento o di lavori forzati. E il cambio in “
Monte Verde”, potrebbe essere richiamo, oltre che
alla copertura del terreno con estesi querceti,
anche richiamo alla vita libera, al periodo
dell’affrancazione dei servi della gleba.
La sua balia ha 27 famiglie nel 1232; tra esse si
nota un valoroso soldato, Mercede; Offreduccio e
Favarone, parenti di Santa Chiara e discendenti
facilmente dai Longobardi. Tra i suoi antichi
abitanti si può annoverare, come gloria, due tra le
prime compagne di S.Chiara nel Monastero di San
Damiano; sono le sorelle Matilde ed Agnina figlie di
Tommasino, signore di Monteverde. Nel 1266, il 23
maggio, gli uomini di Monte Aldone nominano un
procuratore per acquistare il castello di Monteverde.
I figli di Tommasino consentono la vendita,
confermando tuttavia la giurisdizione di Assisi..
Perugia ed Assisi sono in lotta (1383) allorché
Perugia dispone di truppe a Petrignano ,” per paura
si diedero ai Perugini”, ma sarà la stessa Assisi a
sollecitare Monteverde nel 1386, a fare buona
guardia al castello. Nel 1730 Monteverde è ancora
tra i castelli del contado di Assisi.
Monteverde, sulla collina destra del Chiascio, a
una ricchezza panoramica meravigliosa, ampia, su
tutto l’orizzonte: dagli Appennini a Monte Tezio,
dal Subasio ai Monti Martani. Dispone di molti
casolari ben ristrutturati e la sua posizione
geografica (mt.653 s.l.m) la rende meta di
appetibile di soggiorni estivi. |
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Frammentarie ma ben documentate notizie, raccolte
dallo studioso Dr. Gaetano Bensi nel suo volume
storico "Il Castello di Casacastalda e la sua
Pieve", fanno risalire l'origine di questo paese al
popolo degli Umbri, intorno al 1000 a.C.. E' invece
accertato che nel 763 d.C., sulle rovine di questo
originario insediamento, Ernesto Castaldo, un
Longobardo al seguito di Totila, costruì un Castello
( da qui il nome "Casa del Castaldo" ).
Alterne vicende videro coinvolto questo appetibile
centro, posto in posizione dominante, a cavallo fra
la Val di Rasina a nord e la valle del Chiascio a
sud, nelle lotte fra i vari ducati e gastaldati del
periodo longobardo. Successivamente sotto Federico
Barbarossa passo' alle dipendenze del Monastero di
S. Maria di Valfabbrica, per essere poi occupato dai
Conti Suppolino e Rinaldo di Monaldo, quindi dai
Conti Serra Brunamonti, poi dai Suppolini di Gubbio,
il cui erede Guido Monaldo di Suppolino, nel 1257
d.C., lo cedette al Comune di Perugia e quindi
sottoposto al diretto dominio del Papa. Trovandosi
al confine tra la guelfa Perugia e le ghibelline
Gubbio ed Assisi, conobbe negli anni successivi un
periodo di lotte spietate e di saccheggi, fino alla
completa distruzione e alla sua ricostruzione,
voluta da Perugia nel 1433, entro limiti piu'
ristretti, nella sua attuale forma "a diamante" ,
con diametro maggiore di circa 100mt., munito di
forme di difesa tra cui tre torrioni di sicurezza
che costituiscono anche le tre porte del Castello:
Porta Perugina a sud, Porta del Giglio a nord e
Porta Eugubina ad ovest.
Nel 1500 Cesare Borgia ( il Valentino), avanzando
nella lotta contro Perugia, occupò Casacastalda, che
successivamente cedette alle truppe del Duca di
Orvieto. Il Castello diventoò così un passaggio
obbligato di confine fra i ducati e quindi posto di
gabella per chi intendeva entrare verso Perugia. Con
lo Statuto del 1528 Perugia modificò l'ordinamento
dei castelli e delle ville ed "il Castello" divenne
Comune. Un timbro metallico del 1590 del Comune di
Casacastalda, con lo stemma di due torri merlate
sovrapposte sulle quali è posto il Grifo di Perugia,
è ancora conservato presso il Municipio di
Valfabbrica.
Sconfitto il governo pontificio per opera delle
truppe francesi nel 1798, il Comune di Casacastalda
entrò nella Repubblica Romana, cantone di Gualdo
Tadino, dipendente da Perugia e con dominio su Pieve
di Compresseto, Poggio S. Ercolano, Poggio S.
Dionisio e Collemincio. Nel 1814, caduto Napoleone,
Casacastalda non sarà più Comune ma, sotto le
dirette dipendenze di Perugia, assegnata
definitivamente a Valfabbrica, del cui territorio
comunale costituisce tuttora parte integrante. |
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Troviamo per la prima volta il
nome di “Villano” nel 1219. Si parla di un certo
Villano che ha la sua <curtis> con un castello.Forse
detto Signore, è derivato e si è tramandato, il nome
di <Montevillano>, il monte cioè posseduto da
Villano. Dal libro del Bensi che riprende una
notizia sulla storia di Perugina si sa che
Montevillano, per molti anni, dal 1319 al 1370 è
rimasto sotto Perugina.
Nel 1828 il Conte Giovanni
Fiume possiede in questo luogo una chiesetta
intitolata a San Francesco, oltre una vasta
proprietà di circa 1000 ettari di terreno che da
Montevillano si estendevano a Pieve san Nicolò e a
Sterpeto.
In seguito, la chiesetta, viene
intitolata a S.Antonio da Padova dove ogni anno si
festeggia il Santo protettore.
La posizione in cui si trova fa
godere l’ampiezza del panorama fino a quota 583
s.lm. da qui si vede Perugia e i vari centri abitati
di Valfabbrica e tutto il suo territorio, i Poggi e
Giomici, Montecorno e Cucco, Monte Ingino con
S.Ubaldo e parte del Subasio. |
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Il Castello di
Frecco è stato costruito attorno all’anno 996 d.c.
assieme a quelli di Collemincio e Compresseto, come
baluardo della città di TADINUM, che era stata
messa a ferro e fuoco da OTTONE III, a causa del
rifiuto di assoggettarsi ai Conti di Nocera che
militavano sotto le insegne dell’Imperatore
germanico. Un passaggio importante della storia di
questo castello risale al 1256; il comune di Gubbio
voleva impadronirsene, ed il proprietario
Giovannuccio di Bartolo, assieme a Tommaso Monaldo
( del Castello di Compresseto), chiese aiuto a
Perugia, allora in rotta con Gubbio. In cambio di
protezione i due feudatari si impegnarono a
mantenere le strutture, le giurisdizioni e gli
abitanti sotto il comune di Perugia. Da quell’anno i
due castelli furono sempre validamente difesi e
favoriti, in virtù della posizione strategica di
baluardo orientale della provincia di Perugia , ed
esentati da dazi e tributi per i meriti e la fedeltà
dei loro abitanti.
CHIESA DI S.ANNA
La Chiesa di
S.ANNA venne costruita nel 1470 dalla famiglia
Olivieri di Nocera, all’epoca proprietaria del
territorio di Frecco, a ridosso dell’omonimo
Castello.
Nonostante le
ricche rendite di cui disponeva e l’importanza di
cui godeva, agli inizi del 1900 cadde completamente
in disuso; nel 1941 la famiglia del Comm. Freddi
acquistò i terreni di Frecco e diede opera alla
ricostruzione della Chiesa ( di nuovo abbattuta
dall’ultimo terremoto) ed al recupero del culto di
Sant’Anna, ancora oggi molto sentito, tanto da dar
luogo il 26 luglio di ogni anno a messe e
processioni in suo onore. |
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Si pensa che il
suo nome deriva dall’essere posto dentro una valle
non ampia, magari tra le piante di sambuco, ma
sempre località ristretta, magari adatta per
eremitaggio, un “buco” obbligante per farsi santi.
Sambuco, detto anche Sambùcoli o Villa di
Sambuco.Sambuco è
costituita da due proprietà: Giappchini Giammaria
del fu Giacomo e Giappichini Rosanna del fu Luigi.
Qualche segno di antichità lo si scorge sugli
stipiti delle finestre della vecchia casa di
Giappichini, e in un pezzo di muro del forno. A
sud-ovest, a monte della casa di Rosanna, si scorge
una torre che dovrebbe essere stata <torre di
avvistamento> ha una porta verso nord, ma la sua
testa ci parrebbe decapitata di almeno due-tre
metri; forse del sec. XV.
La
chiesetta, che misura mt. 12x5, è posta a metà tra
le abitazioni dei Sigg. proprietari; danneggiata dal
terremoto del 1971 . Nel 1975 i cugini Giappichini
hanno amato ristrutturare la Chiesa. Gli stipiti e
la finestra centrale, sono originali. L’architrave,
dell’epoca stessa degli stipiti, (del 1750) reca
questa scritta: <Hoc Templum / B.V.M et Divio
Marco / (De S.bu) Dicatum / A.D.1750>, cioè il
tempio è dedicato alla Madonna ed a S.Marco di
Sambuco. |
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POGGIO
S.
DIONISIO
(m. 508 slm.)
Il nome
più ufficiale, di Poggio s.Dionisio o Dionigio,
deriva dal fatto che la chiesa parrocchiale è
dedicato al Santo Areopagita. Nel medioevo ha spesso
avuto il nome di Poggio del Priore in conseguenza
del suo appartenere al priorato benedettino di
Valfabbrica, ma nella stessa epoca era anche
chiamato Poggio dei Porcelli, per il fatto che i
Benedettini vi tenevano grandi allevamenti di
maiali.Poggio S.Dionisio è stato anche detto, e lo è
tuttora Poggio di Valfabbrica appartenuto fino 1929
al Comune di Assisi.
Nel 1500, in un documento del Comune di Assisi si
legge :<Comunitas Peroscia occupatum tenet
castrum Podii inferrioris et eius territorio>
cioè Perugia tiene sotto la propria giurisdizione il
castello e territorio di Poggio Inferiore. Ne è reso
edotto Raimondo Burgense, legato del Papa per il
Governo dell’Umbria, affinché ne faccia parola con
Alessandro XV, ma nulla si conclude fino a Clemente
X, nel 1672-73.
E’ solo con l’unificazione d’Italia che anche il
Poggio Morico è passato al Comune di Valfabbrica.
Dal capoluogo dista 2Km, sorge a mt.508 s.l.m.;
esposto ad ogni vento, con apertura di orizzonte, ma
molto omogeneo su colline e monti.Tra i luoghi che
ben rimangono in panorama: Monte Catria, Monte
Pennino, Monte Ingino e le frazioni dei Comuni di
Gubbio, di Perugina e Assisi.
Tuttora il centro presenta segni evidenti di
fortificazioni nelle mura di cinta e nella torre
civiva. La tradizione e la storia vogliono che sia
stato abitato dalla Famiglia Baglioni di
Perugia.Oggi il borgo si offre come amena località
di soggiorno ed agriturismo. |
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SAN DONATO DE S. DONATO (m
.545
slm.)
Federico Barbarossa, nel
dicembre 1177, conferma che oltre la Badia di
Valfabbrica dipende tra l’altro anche la corte di
S.Donato con tutte le dipendenze ed esige che
S.Donato sia restituito dai Luppolini di
Casacastalda che lo tenevano abusivamente.
S.Donato reca probabilmente questo nome perché la
Chiesa del sec. XI, detta “chiesola”, in cima al
colle, è stata dedicata al Santo, vescovo e martire
posteriormente al piccolo monastero e alla sua
corte. La chiesa si presente come vecchia
costruzione, con area davanti, piccola abside, con
una superficie mt. 8x5. Sopra la porta un piccolo
campanile con due campane, dono della Pro Civitae
Christiana di Assisi. Vi si recano a Messa,
processione e benedizione alla campagna i fedeli nel
giorno dell’Ascensione. Le locali proprietà, furono,
nel secolo scorso, forse dopo la soppressione dei
beni ecclesiastici, della Famiglia Ascani di
Porziano, ma, in precedenza, erano appartenuti alla
Famiglia Calisti che fu costretta, pare per
malandati affari ad emigrare in Puglia; altro
proprietario fu certo Ferrante Emilio. |
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POGGIO
MORICO
(m. 620 slm.)
Il nome di Morico lo troviamo
già nel 1066, quale figlio di Guido, e che fa da
testimonio in una donazione fatta da certo Goffredo
di Aldebrando alla badia di Campolongo. Il nome del
castello, inizialmente, è stato <Poggio dei figli di
Morico> e potrebbe darsi che un suo lontano nipote
sia quel cittadino assisano, che aveva l’abitazione
lungo la strada di S.Giacomo in Assisi, e che fosse
anche console della città nel 1212. Figli di Morico
sono: Boninsegna,Bernardo, Offreduccio. Altro
Offreduccio col fratello Monaldo ed il padre
Boninsegna sono, nel 1233, cavalieri cittadini.
Sembra che i castelli di Poggio Morico e Monte
Luciano, dei quali restano buone vestigia, fossero
stati distrutti dal vicino bellicoso Signore di
Casacastalda, Monaldo, in contrasto coi figli di
Morico, proprietari dei due castelli.
Il Poggio dei figli di Morico è
sempre stato fedele ad Assisi, ed Assisi lo ha
difeso come, ad esempio, nel 1380, allorché rinforzò
il Castello per mezzo di Bartoletto di Techia di
Assisi per paura di Carlo Durazzo, stanziato a
Torchiagina al servizio di Perugia. Tra i castelli
più danneggiati nel 1497 da parte dei Baglioni,
contro Assisi, si trova il nostro Poggio, che è
restato nella giurisdizione comunale di Assisi fino
al 1929, anno in cui è entrato a far parte del
territorio di Valfabbrica.
L’altitudine di Poggio Morico
(m.620 s.lm) gode di un ampio orizzonte fino a
vedere un bel tratto di Appennini e gran parte del
valfabbrichese e zone assisane e perugine. Per la
sua posizione è meta di turisti |
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